Schioppettino, il vino del futuro

Condividi Articolo

05:02 - lunedì 12 febbraio


Un viaggio coinvolgente ed emozionante in Friuli-Venezia Giulia alla scoperta dello Schioppettino, soprattutto della zona di Prepotto. Possiamo sintetizzare così la serata di degustazione presso la sede della delegazione di Roma guidata da Diego Sburlino, relatore Ais e friulano doc ,che con passione e competenza ha presentato 7 vini, espressioni  magnifiche di questo vitigno autoctono friulano. Lo Schioppettino, per anni messo al bando,oggi trova una nuova dimensione per la tenacia dei produttori e degli abitanti di Prepotto.

Un’isola a bacca nera in un mare di vitigni a bacca bianca

Il Friuli Venezia Giulia è terra di  grandissimi vini, diventata famosa sopratutto per i suoi bianchi. Verso Est, nelle straordinarie colline della Provincia di Udine,  si estende la denominazione Friuli Colli Orientali, che comprende le 5 sottozone Cialla, Schioppettino di Prepotto, Ribolla Gialla di Rosazzo, Pignolo di Rosazzo e Refosco di Faedis. Schioppettino di Prepotto è un’isola a bacca nera in un mare di vitigni a bacca bianca, dove lo Schioppettino è prodotto da secoli nella piccola area di Prepotto e Albana, nella Valle dello Judrio. Qui il terroir consente di dare vini di grandissima sapidità, ottima acidità e contraddistingue qualsiasi vitigno venga impiantato.Le temperature basse trasformano Prepotto  in uno scrigno per acido tartarico e acido malico. La Prealpi Giulie lo riparano dai venti freddi di settentrione, condizione che, insieme alla vicinanza della pianura e del mare Adriatico (distante non più di 40 Km, garantiscono un certo equilibrio climatico, con escursioni termiche che favoriscono la vite. Di Schioppettino ce ne è circa 140 ettari in tutto il Friuli. A Prepotto ce ne è una quarantina ma, in questa stretta vallata, le caratteristiche del territorio, del terreno, del clima, insomma quello che in francese si chiama terroir, composto anche dalla mano dell’uomo, hanno portato alla produzione di un vino unico nel suo genere ma soprattutto un vino che si stacca completamente dalle tipologie conosciute.

Quella nota speziata effetto del rotundone

Lo Schioppettino di Prepotto gioca le sue carte non sulla grande struttura ma su un corredo aromatico sospinto da una grande sapidità, una grande spinta acida. Un vino rosso di medio corpo, di grande aromaticità, soprattutto connotato da una nota pepata, speziata, data da una molecola, il rotundone, scoperta nel 2009 da un team di ricercatori australiani. Il rotundone lo si trova più o meno in tutti i vini. Nello Schioppettino è presente 16 volte in più. In questo modo riesce a connotare in particolar modo questo tipo di vino che si stacca per tipologia aromatica da tutti gli altri che conosciamo. Si avvicina per certi aspetti al Groppello di Revò, che è un vitigno di un’altra regione italiana (ndr.  in Trentino, sopratutto nella zona della val di Non) e che ha sempre questa caratteristica.

La storia tortuosa del “vino del futuro”.

Secondo Sburlino lo Schioppettino, proprio per le sue caratteristiche, sarà il vino del futuro. Con alle spalle una storia avvincente La sua origine è antica (le prime tracce risalgono a documenti del XIII secolo d.C) ma lo Schioppettino è stato per tanto tempo sconosciuto al grande pubblico, anche se Guido Poggi, un grande studioso di inizio Novecento, nel 1939 ne ha riconosciuto il  valore.  Racconta Sburlino: “L’epidemia di fillossera di fine ‘800, che mise in ginocchio la viticoltura europea non risparmiò nemmeno lo Schioppettino, che venne quasi completamente distrutto e arrivò quasi all’estinzione. Come se non bastasse, negli anni ’70 la Comunità Europea emanò un regolamento che vietava l’impianto di vitigni non riconosciuti dai dicliplinari delle DOC; siccome lo Schioppettino non era tra i vitigni ammessi, diventò fuorilegge e venne messo al bando insieme a moltissimi altri vitigni autoctoni italiani. Fu solo grazie al coraggio del comune di Prepotto, dei suoi abitanti, e dei suoi produttori che, dopo quasi 13 anni di battaglie, lo Schioppettino venne finalmente ammesso tra i vitigni riconosciuti.  In particolare chi si contraddistinse per la riscoperta di questo vitigno fu la famiglia Rapuzzi. Pierpaolo Rapuzzi dell’azienda Ronchi di Cialla ci ha confidato : “Gli innesti furono fatti dai vivai di Rauscedo che li certificarono come Refosco, perché altrimenti non era possibile certificarli,erano varietà non autorizzate. Fatto questo impianto abusivo di Schioppettino, abbiamo avuto la fortuna d’incontrare la famiglia Nonino che venne a conoscenza del recupero del vitigno proprio mentre stavano istituendo il Premio Nonnino Risit d’Aur sulle varietà abbandonate e ci premiarono  nel 1976 con il primo Premio ”.

Negli anni successivi tutta una serie di produttori hanno lavorato concretamente per affermare questo vino, per cercare di ottimizzare la produzione.

Nel 2008 il riconoscimento fu completato grazie all’inclusione alla DOC Friuli Colli Orientali.