Atina DOC: quando la Francia divenne Valle di Comino

21 Gen 2024 | News, newsletter

di Francesca Zaccarelli
La Valle di Comino si colloca tra Lazio e Abruzzo, abbracciata da rilievi verde petrolio e rocce possenti. Luoghi evocativi e lontani dal clamore della capitale, custodiscono una gemma vitivinicola preziosa e ancora poco conosciuta: la DOC Atina, dedicata al cabernet, merlot e semillon. Per capire come queste due varietà francesi siano diventate un´eccellenza tipica ciociara, è necessario conoscere la storia di un suo orgoglioso abitante: Pasquale Visocchi.
Visocchi, discendente dell’omonima nobile famiglia, fu agronomo, imprenditore e politico. Tornato ad Atina a causa della scomparsa del padre, iniziò qui la sua carriera nel settore agricolo e della carta. Per primo intravide un potenziale enoico in questi luoghi, e a partire dal 1860 importò dalla Francia le migliori varietà di uve rosse e bianche – conferendo alla Valle il podio di prima zona della nascente Italia ove sono stati allevati questi vitigni francesi. I risultati furono eccellenti, tanto da ispirare anche la Scuola di Conegliano e la vitivinicoltura veneta, ove la produzione di Cabernet e Merlot è tuttora considerevole. Nonostante le premesse, i preziosi vitigni francesi e la loro particolare espressività finirono per essere dimenticati, fino a dubitare del Visocchi. I decenni successivi videro il perpetuarsi di una viticoltura per l´autoconsumo, inconsapevole del prezioso patrimonio che si stava conservando.
Toccherà aspettare gli anni 80`del ´900 per assistere alla rivincita di questo glorioso passato vitivinicolo. Tra i primi illuminati produttori va ricordato Giovanni Palombo – il cui impegno permetterà il riconoscimento della denominazione Atina DOC nel 1998. La riscoperta di queste varietà non fu immediata: furono necessari studi ampelografici-genetici e il parere di Attilio Scienza per restituire a ciascun vitigno la propria identità, scoprendo che i cloni del Visocchi non avevano nulla a che fare con le varietà comuni presenti in Italia, ma si avvicinavano più ai grandi cru bordolesi, con rese per ettaro basse, acini piccoli e altre qualità intrinseche di pregio. Si individuò la diretta discendenza dalle barbatelle antiche, per propagare i cloni migliori e restituire al territorio un’eredità inestimabile, oggi protetta da un consorzio di 15 produttori sparsi su 11.350 ettari circoscritti tra la Val di Comino e le alture appenniniche che la circondano. La DOC “Atina” include 4 tipologie di rosso (Rosso, Rosso Riserva, Cabernet, Cabernet Riserva) ed a una di bianco (semillon). Nonostante l´origine francese, i vini sono perfetta espressione del genius loci della Valle e ormai considerati tradizione per chi ha la fortuna di assaporarli da sempre. Qui il Merlot esprime un frutto croccante, mentre il Cabernet si concede in una suadente avvolgenza. L’altitudine e il suolo calcareo conferiscono eleganza, morbidezze rette e un tannino dinamico.
La qualità di questi vini è apprezzata soprattutto in loco e all´estero, con un export che esce dai canali commerciali e si focalizza sull’Ho.re.ca. Anche nel Lazio non troverete facilmente queste bottiglie: vale quindi la pena visitare questi luoghi di grande fascino, per scoprire una storia e un vino di altri tempi.

Ultimi articoli

La primavera dei fieraioli

di Paolo Tamagnini La primavera nel mondo vitivinicolo è sinonimo di fiere. In questa stagione fioriscono gli appuntamenti europei più importanti e...