di Paolo Tamagnini
Da qualche tempo non si parla più di ottima vendemmia, ma di vendemmia “ideale”. Fino a qualche anno fa il parametro di riferimento per valutare un’annata vinicola sarebbe stato semplice: quella con standard qualitativi elevati. Oggi, invece, nel settore si tende a ricercare un target produttivo sotto i 45 milioni di ettolitri, che costituirebbe un riferimento imprescindibile, quindi ideale, per la sostenibilità del sistema vitivinicolo. Tuttavia, le stime vendemmiali 2025 dell’Italia, appena presentate dal Masaf, raccontano però una realtà diversa: 47,4 milioni di ettolitri, con un incremento dell’8% rispetto al 2024 e del 2% sulla media 2024-2025. Una quantità importante, anche se accompagnata da un dato confortante: la qualità delle uve è definita tra il “molto buono” e l’“ottimo”, a conferma che l’annata, salvo sorprese, si prospetta positiva, almeno sotto il profilo enologico.
Il confronto con gli altri grandi produttori europei è netto. La Francia ha rivisto le proprie stime al ribasso, fermandosi a 37,4 milioni di ettolitri (-10 milioni rispetto all’Italia), anche per effetto delle politiche di contenimento e degli estirpi. La Spagna si attesta a poco meni di 37 milioni di ettolitri, riportando così l’Italia sul gradino più alto del podio mondiale. Ma non è detto che sia una buona notizia. “Alle attuali condizioni di mercato sarà difficile garantire una giusta remunerazione alla filiera”, ha tuonato Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, ricordando che nei magazzini ci sono ancora 37 milioni di ettolitri di vino invenduto.
Sul piano climatico, il 2025 ha confermato quanto la viticoltura sia ormai una sfida di equilibrio. In generale in Italia, dopo un inverno generoso di piogge e una primavera mite, l’estate si è rivelata anticipata ma discontinua, con ondate di calore e bruschi abbassamenti termici. Tuttavia, la gestione agronomica attenta ha permesso di portare in cantina uve sane e ben mature. Al Nord si attendono vini freschi e longevi, al Centro profili eleganti e bilanciati, mentre il Sud promette rossi strutturati e di carattere.
Proprio il Mezzogiorno guida le previsioni di crescita nazionale: +19%, con la Puglia a +17%, grazie alle riserve idriche accumulate in primavera che hanno mitigato gli effetti delle ondate di calore di giugno e agosto. In aumento anche il Nord Ovest (+8%), trainato dalla Lombardia (+15%), e il Nord Est (+3%), con incrementi in Friuli-Venezia Giulia (+10%), Trentino-Alto Adige (+9%) e Veneto (+2%). Stabile l’Emilia-Romagna, compensata tra i cali in Emilia e i progressi in Romagna. Unica area in controtendenza il Centro Italia (-3%), dove i rialzi di Umbria (+10%), Marche (+18%) e Lazio (+5%) non bilanciano il calo fisiologico della Toscana (-13%), reduce da un 2024 eccezionalmente abbondante.
Sul fronte regionale, il Veneto si conferma la locomotiva del vino italiano con quasi 12 milioni di ettolitri, pari a un quarto della produzione nazionale. Seguono Puglia (19%) ed Emilia-Romagna (15%), che insieme rappresentano il 59% del totale. Completano la top five regionale Sicilia e Abruzzo, con Piemonte e Toscana relegati rispettivamente al sesto e settimo posto.
Il quadro complessivo racconta dunque un’Italia del vino che produce tanto e bene, ma che deve fare i conti con un mercato sovraccarico, un consumo interno in calo e una competizione globale sempre più accesa. La sfida, oggi, non è solo raccogliere di più, ma valorizzare meglio, unendo qualità, sostenibilità e visione strategica.
