Dove trovare un Porto… sicuro!

16 Dic 2023 | News, newsletter

Un viaggio di Antonella Votta (a cura di Sergio Aricò)

Non solo mare, sole e spiaggia. Da sempre le mie estati, così come le vacanze in generale, le trascorro con la necessità di entrare in empatia con il territorio visitato scrutandolo in ogni suo particolare, conoscendo e confrontandomi con i residenti e ammirando i loro usi e costumi nonché i piatti tipici che puntualmente assaggio nei locali non propriamente turistici. In questo senso, da quando sono iscritta all’AIS avverto il bisogno di coniugare il viaggio alla cultura vitivinicola che caratterizza il luogo stesso.
Quest’anno la scelta è ricaduta su una meta a me cara: il Portogallo e precisamente sulla città di Porto (in italiano anche Oporto) che si trova sulla riva settentrionale del fiume Duero, poco lontano dall’oceano Atlantico; la sua area metropolitana conta circa 1.700.000 abitanti ed è la seconda più popolosa del Portogallo dopo Lisbona.
Naturalmente una wine lover come la sottoscritta non poteva non associare la città al suo omonimo vinho do Porto che ha contribuito a renderla meta gettonata a livello planetario. Liquoroso, il Porto trova le sue radici nella sfera settentrionale del Portogallo, in particolare nella valle del Douro, che si inoltra fino a 100 km ad est della città. Questa tipologia di vino e la sua elaborazione, come del resto anche nel caso dello Sherry e del Marsala, nasce dall’intuizione commerciale degli inglesi, da sempre alla ricerca di vini da consumare in patria che per via delle lunghe traversate marittime venivano addizionati di alcol che ne aiutava la conservazione.

I vitigni che vengono utilizzati nella produzione del Porto rosso sono quelli caratteristici della Ribera do Douro, ossia la Touriga Nacional, la Tinta Barroca, la Tinta Cao, la Touriga Francesa, il Bastardo e il Tinta Roriz. Per il Porto Bianco, meno pregiato e diffuso del rosso, il Moscatel, la Malvasia, il Viosinho, il Donzelinho, il Branco e l’Esgana Cao. La zona vinicola della Ribera do Douro è suddivisa in tre aree principali: Baixo Corgo più vicina al mare con produzioni focalizzate su vini rossi abbastanza economici, Cima Corgo più calda, meno piovosa e con uve di qualità superiore e Douro Superior al confine con la Spagna dove la zona risulta alquanto arida con produzioni più commerciali su larga scala. Dopo la fermentazione, i vini provenienti da vari appezzamenti vengono assemblati per trovare il giusto equilibrio. L’affinamento avviene in botti di legno (pipas) che sono in pratica una doppia barrique (tipo tonneau) da 550 litri. Durante la stagione primaverile il vino viene fatto invecchiare per un periodo che varia fra i 3 e i 50 anni a seconda della classificazione e il prodotto finale ha un titolo alcolometrico di circa 19-20°.
Le tipologie di vino sono il Porto Bianco che gode, però, di scarso mercato e il Porto rosso che si suddivide nel vino base Ruby che prende il nome dal suo color rubino, la varietà Tawny, un assemblaggio di vini giovani provenienti da più annate ottenuto attraverso un procedimento di ossidazione nelle menzionate pipas.
Per il Porto, come detto, è pratica comune miscelare vini di annate e vitigni diversi, ad eccezione delle tipologie Porto Late Bottled Vintage (LBV), Colheita e Porto Vintage, provenienti da uve di una sola vendemmia che rappresentano il top di gamma destinati a un lungo percorso evolutivo la cui qualità è valutata dall’Instituto Nacional dos Vinhos do Douro e do Porto.

La valle del Douro, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2001, è caratterizzata da un paesaggio pittoresco con ripide scogliere che si affacciano sul fiume ed è attraversata da numerosi villaggi alcuni dei quali sono stati costruiti per ospitare i vignaioli e i loro collaboratori. Per chi vuol godere delle bellezze architettoniche della città di Porto, l’itinerario può iniziare dalla Stazione di S. Bento, con l’atrio rivestito da pannelli di azulejos. Poco distante si trova la Sé, la Cattedrale; da lì si scende, per scale e vicoli medievali, sino alla Ribeira, la banchina lungo il fiume, con angoli e scorci davvero suggestivi dove contemplare il profilo delle case e delle torri campanarie fino ai riflessi dorati della chiesa di Igreja de S. Francisco. Il tram, che parte vicino al fiume, porta fino a Foz, il quartiere più occidentale, dove si può passeggiare e respirare a pieni polmoni l’aria dell’oceano. Le cantine più importanti sono situate, come detto, a Vila Nova de Gaia, raggiungibile facilmente attraversando il Ponte Don Luis I a piedi o, in alternativa con gli efficienti mezzi pubblici comprendenti anche una funicolare dove poter immortalare un panorama mozzafiato.
La storia del Porto, come sappiamo, è costellata dall’influenza britannica derivante dalle vicissitudini storiche del XV secolo. Per questi motivi, l’uso della lingua inglese pervade la nomenclatura delle tipologie del suddetto vino e le cantine più importanti hanno origini anglosassoni, come la famosa Sandeman che mi ha impressionato per la straordinaria organizzazione. Tra le più quotate nel panorama produttivo, risulta particolarmente riconoscibile grazie al logo presente in etichetta che raffigura il celebre “Don” che indossa il cappello portoghese e il mantello nero, simbolo di mistero ed eleganza.
La guida, vestita come il personaggio in etichetta mi ha illustrato la storia della casa vinicola colorita da aneddoti e dettagli interessanti. In fase preliminare, essendo un’azienda molto “commerciale”, non avevo grandi aspettative, ma ho dovuto ricredermi. Per quel che concerne il tour in cantina, prenotando per tempo (è un consiglio spassionato), è possibile selezionare tra diverse opzioni offerte compresa la guida in italiano. La mia degustazione prevedeva tre tipologie di Porto: White, Ruby Riserva e Tawny. Li ho adorati tutti, ma confesso di avere un debole per quest’ultimo che ovviamente ho acquistato. La seconda cantina che ho visitato è la Burmester meno scenografica della prima ma altrettanto affascinante situata appena dopo il Ponte Don Luis I.
La guida, molto competente ha spiegato con dovizia di particolari le caratteristiche del terreno, il clima della Valle del Douro e le differenze gusto-olfattive fra i vari tipi di Porto compresi i più pregiati ponendo l’accento sulle peculiarità delle singole annate. Anche in questa circostanza ho, quindi, degustato tre tipi di Porto: un White, un LBV e un Tawny. Gli ultimi due assaggi sono stati abbinati con cioccolato, al latte per il Tawny complici le spiccate note di caramello e il fondente per il LBV.

Ogni viaggio che si rispetti deve assolutamente comprendere anche la scoperta della gastronomia locale. La cucina tipica portoghese pone particolare enfasi sulle ricette a base di pesce e frutti di mare ma la gente del posto ha anche sviluppato un autentico culto dello spezzatino di trippa. A Vila Nova de Gaia ci sono anche molti ristorantini turistici dove, comunque, si riesce a mangiare del vero cibo tradizionale, fra cui spicca il Pastéis de Bacalhau (crocchette di merluzzo) e il Polvo à Lagareiro che viene prima arrostito e in seguito inzuppato in olio d’oliva e servito con patate al forno. Senza dubbio più rustica risulta la Francesinha, un sandwich in versione portoghese con abbondante formaggio, prosciutto stagionato, il tutto ricoperto da una buona dose di sughetto di carne al centro. Queste portate si possono tranquillamente accompagnare a un buon un vinho branco o verde (da intendersi di pronta beva bianco o rosso) del Douro. A Porto, invece, è possibile trovare locali più “raffinati” con bottiglie più pregiate, sia per cena che per un aperitivo, magari al tramonto sulle sponde del Douro.
Menzione speciale merita la pasticceria con i suoi biscotti goderecci e non solo. Cito fra tutti i Pasteis de Nata, fragranti cestini di pasta sfoglia farciti con una crema morbida e profumata e la Torta de Azeitão, un dolce di consistenza spugnosa, ricoperto di tuorlo d’uovo. La particolarità di questo dessert è quella di venire arrotolato per assumere la tipica forma finale simile a un tubo.

In definitiva Porto è una città meravigliosa, non solo per la sua storia, la sua architettura, l’enogastronomia ma anche per il clima mite che nella stagione estiva risulta un toccasana per chi, come me, subisce la morsa dell’afa della “città eterna”.
Concludo il mio diario di viaggio con un velo di saudade sognando di tornare a Porto per visitare la Valle del Douro e altre cantine meno blasonate e bere un porto tonic al tramonto in uno dei locali della Ribeira magari insieme ai miei amici dell’Associazione italiana sommelier. Alla prossima e come sempre “Prosit”.

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