Il Sol si leva sul Lazio: vini laziali e mercati asiatici

27 Mag 2024 | News, newsletter

di Francesca Zaccarelli

Il vino è un prodotto che appartiene da sempre alla cultura europea, corroborante della nostra cucina e del nostro modo di vivere.
In Asia, invece, il suo consumo è un fenomeno più recente, nonostante non manchino di certo le bevande alcoliche orientali tradizionali – per lo più distillati come il sakè e il soju, o la birra. Le modalità di somministrazione di vino in paesi come Cina, Giappone, Corea sono quindi molto diverse da quelle dei paesi occidentali. Complice la globalizzazione e  “l’occidentalizzazione” degli stili di vita asiatici, il vino è diventato un vero e proprio status symbol e vede protagonista per lo più una clientela agiata, che ama consumare fuori casa e vive nelle grandi metropoli. Oltre a ciò che rappresenta a livello socio-economico, il consumo del vino è in aumento perché viene considerato un prodotto più salutare rispetto ad altri alcolici, aspetto fondamentale per gli asiatici, abituati a vedere in alcuni alimenti proprietà nutraceutiche ricercatissime.
L’Italia è un partner commerciale importante per l´Asia: dal 2019 al 2022 -dopo la pandemia e il risanamento economico delle economie asiatiche- i flussi di vendita del vino italiano sono aumentati del +131%. In Corea e Cina, l’Italia rappresenta il terzo fornitore, con quote di mercato rispettivamente del 15% e del 10%, mentre in Giappone è il secondo (12%). La Francia resta il protagonista indiscusso: in media, in questi paesi 6 bottiglie su 10 sono di origine francese.
I consumi in Asia variano molto: in Giappone, la media è di circa 6 bottiglie pro-capite all’anno, mentre in Cina poco più di una (0,8 litri). La Cina si conferma l’ottavo consumatore mondiale di vino, anche se si è registrato un calo dei consumi negli ultimi anni, soprattutto a causa delle restrizioni imposte a causa del Covid-19. Rossi e sparkling sono le tipologie preferite, ma anche bianchi e rosati stanno guadagnando mercato. Il consumatore medio punta sulla qualità e su prodotti esclusivi, per fama (vedi Francia) o per l’insita rappresentanza del territorio (suoli vulcanici, denominazioni di origine, vitigni autoctoni, produzioni di nicchia, etc.). Altro dato interessante è il grande business legato al vino sfuso, che interessa soprattutto il mercato cinese.

In questo contesto, si inserisce la nostra regione, che grazie ad un buon lavoro di promozione si sta posizionando in modo strategico nei mercati asiatici. Vintaly e Prowein hanno confermato l’interesse per i vini laziali da parte dei buyer asiatici, come si evince dalla partecipazione agli eventi dedicati e dalle statistiche.
Punti di forza del Lazio sono la grande offerta di vini bianchi – freschi e profumati (perfetti da abbinare con la tradizione gastronomica orientale), uno storytelling unico che attinge dalla millenaria tradizione estrusco-romana e dalla varietà del nostro territorio, la numerosa presenza di vitigni autoctoni e l’attenzione alla sostenibilità (l’8% dei vigneti nel Lazio è gestito in regime biologico, collocandoci al terzo posto tra le regioni italiane per incidenza della superficie biologica). Considerando che il comparto del vino rosso è in mano ai francesi, con i loro vitigni internazionali e le produzioni standardizzate, il Lazio sembra offrire un’alternativa molto promettente, a cui si aggiunge un rapporto qualità-prezzo estremamente vantaggioso. I prossimi anni saranno quindi decisivi per i nostri produttori, nella speranza di vendere sempre più brindisi a Tokyo, Seoul e Pechino alla Malvasia Puntinata o al Cesanese. Kanpai al Lazio e ai suoi favolosi vini!

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