La primavera dei fieraioli

20 Apr 2024 | News, newsletter

di Paolo Tamagnini

La primavera nel mondo vitivinicolo è sinonimo di fiere. In questa stagione fioriscono gli appuntamenti europei più importanti e il fedele esercito di produttori, buyers ed appassionati si muove con maniacale puntualità per ritrovarsi in questa sorta di eno-consesso dove la parola d’ordine è una: trend, ovvero la capacità di raccogliere le tendenze e le indicazioni del mercato dei prossimi mesi, possibilmente prima degli altri.
Per analizzare un fenomeno in evoluzione (o forse in involuzione) partiamo dalla calendarizzazione: tra febbraio e aprile si concentrano i tre più grandi appuntamenti fieristici europei: Wine Paris & Vinexpo Paris naturalmente a Parigi, il Prowein a Düsseldorf e ultimo cronologicamente il Vinitaly a Verona. Cominciamo dalle criticità emerse già dai primi due appuntamenti, quello francese e quello tedesco, che si sono tenuti per primi. Il calo del numero dei visitatori è certificato dai numeri, ma quello che preoccupa di più gli organizzatori e che induce alla riflessione sull’intero sistema delle fiere del vino sono due aspetti. Il primo è la disintermediazione, ovvero l’intenzione da parte di alcuni territori vitivinicoli particolarmente vocati di organizzare incoming alcune manifestazioni, prendendo direttamente in mano il rapporto con gli operatori. L’altro aspetto è quello scaturito dalla necessità di differenziare i canali di comunicazione, rafforzando il contatto diretto con i consumatori tramite il web. In ogni caso entrambi gli aspetti, secondo tutti gli operatori, non potranno soppiantare in toto il sistema fieristico, anche se potranno creare nuovi scenari di penetrazione del mercato, favorendo la dinamicità e la customizzazione sulle esigenze soprattutto delle piccole realtà, sempre più spesso costrette ad effettuare delle scelte con un occhio attento al contenimento dei costi di investimento in promozione e pubblicità.

Interessante focalizzarsi soprattutto sui pareri dei produttori italiani che, quasi all’unanimità, ritengono come il tema delle tempistiche, ovvero la concentrazione in soli tre mesi dello svolgimento delle tre fiere europee più importanti, sia il tema che rivesta la maggiore criticità, soprattutto per la sostenibilità dei costi da parte delle cantine, pur con le dovute distinzioni. Prowein sta marcando il passo, certificando una sorta di perdita di appeal rispetto a Wine Paris e Vinitaly, probabilmente anche perché collocato temporalmente tra le suddette. Da non trascurare anche l’offerta collaterale, ovvero la capacità di Parigi e di Verona di presentare un’offerta gastronomica e culturale decisamente più appetibile rispetto alla “grigia” Düsseldorf. In ogni caso pare per molti produttori essere determinante la necessità che ogni fiera persegua la propria identità, senza necessariamente inseguire l’obiettivo di un’espansione globale.
Le fiere sono e rimarranno un’ottima e indispensabile vetrina, con imprescindibili momenti di confronto che specialmente in questi contesti possono concretizzarsi.

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