Immergersi nelle terre del Negroamaro

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08:06 - martedì 18 Giugno


di Enzo Di Giacomo – Eurocomunicazione.com

In quei terreni della Puglia dove sono allineati i vigneti nei Comuni di Salice Salentino, Copertino, Leverano, Guagnano, Squinzano, Cellino San Marco, Nardò, Gallipoli, Alezio, Galatina e altri, si produce il Negroamaro che, insieme al Primitivo e al Nero di Troia, rappresenta la carta di identità della vitivinicoltura pugliese, interpretata e rappresentata da Piernicola Leone de Castris, Severino Garofano (da poco scomparso), dall’agronomo Gianfranco Fino, coraggiosi e pioneristici interpreti di quel vino, di quei territori. E da Cosimo Taurino, Conti Zecca, Cantele, Apollonio, Candido. I vitigni appartengono alla terra che li accoglie, ne rendono testimonianza.

«Mi sono innamorato del Negroamaro quando il mondo della produzione non era ancora pronto a fidarsi di quest’uva che dava vini densi, possenti, corposi, neri come un velluto» ha confessato una volta Severino Garofano.La maturità di questi interpreti è consistita nella riqualificazione del negroamaro e del primitivo in purezza, liberandoli dalla gabbia dei vini da taglio e portandoli sul palcoscenico nazionale e internazionale come mai accaduto prima. Era il 1957, l’anno della svolta, perché proprio in «quell’anno gli imbottigliatori del Nord manifestarono la decisione di non acquistare più vini da taglio, determinando drammatici venti di crisi e aria di rabbiosa rivolta nella vitivinicoltura salentina» ha scritto Giuseppe Baldassarre medico prestato con successo all’enologia nel suo libro “Negroamaro di Puglia. Il gusto nascosto”.

E da allora è cominciata l’anabasi del negroamaro in Puglia, la consapevolezza di potercela fare da soli, valorizzando l’autoctono in purezza.L’esplosione del vino è avvenuta contestualmente con quella turistica, tanto da far nascere il neologismo Salentoshire, sulla scia di Chiantishire. Il vino è diventato negli anni un efficace strumento di marketing territoriale. Su questo vino del Sud Italia, introdotto dai Greci, dalla forza esplosiva che ha raggiunto oggi notevoli volumi di vendita tanto da occupare la quarta posizione nella top ten delle vendite dei vini in Italia (il Primitivo è al secondo posto), l’Associazione Italiana Sommelier Lazio (AIS) ha voluto chiudere l’Anno sociale 2018-2019 con una giornata di studi con il “Convegno Negroamaro: il volto enoico del Salento” e la degustazione per valorizzare uno dei vitigni più rappresentativi della Puglia e non solo. Una degustazione di vini da uve negroamaro vinificato in rosso, rosato e per la spumantizzazione grazie anche al contributo del Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino.

«Il negroamaro è un vino che non teme confronti; possiamo accostarlo ai grandi vini della Toscana, della Francia. Per alcune etichette, per alcune espressioni è davvero unico per caratteristiche di longevità, di eleganza, di finezza olfattiva non è secondo a nessuno» conclude il medico-sommelier-wine writer Giuseppe Baldassarre, l’aedo del Negroamaro.La manifestazione è stata promossa dall’AIS Puglia in collaborazione con AIS Lazio e AIS Italia, Regione Puglia e Pugliapromozione con la prima edizione del “Negroamaro wine event”, che ha visto anche la premiazione del Miglior Sommelier del Negroamaro. «Ais è una grande famiglia che ha molta visibilità in Italia e all’estero – ha dichiarato a Eurocomunicazione Antonello Maietta, presidente AIS Italia -. Abbiamo superato le 40mila unità e contiamo di arrivare a 45mila a fine anno. La professione di sommelier oggi attira le nuove generazioni soprattutto fra gli under 30. E noi stiamo producendo uno sforzo affinché tale professione si affermi sempre più.

Una novità sulla Guida dei vini Vitae: quest’anno il 26 ottobre sarà presentata per la prima volta a Roma, all’interno della Nuvola all’Eur» ha concluso Maietta. Un evento per la capitale fortemente voluto dal presidente Ais Lazio, Angelica Mosetti, che ha contribuito alla crescita dell’Associazione regionale superando i 2mila iscritti.

 

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