Intervista ad Enrica Onorati, assessore all’Agricoltura della Regione Lazio

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12:05 - giovedì 14 Maggio


L’AIS Lazio incontra… Enrica Onorati

Assessore all’’Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali

di Patrizia Notarnicola 

Non solo OCM Vino,  vendemmia verde e, in extrema ratio, distillazione. La Regione Lazio si prepara a supportare il comparto vitivinicolo a 360°: con strumenti da mettere in campo a livello locale e facendosi portavoce di richieste a livello nazionale; con la messa a punto di strategia di promozione dei prodotti laziali e di forme in sicurezza di turismo rurale; con azioni che creino vetrine virtuali e stimolino l’e-commerce puntando non sulla quantità ma sulla qualità e l’eccellenza che contraddistinguono il nostro settore agroalimentare. Ecco cosa ha raccontato  all’Associazione Italiana Sommelier Lazio Enrica Onorati,  Assessore all’Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali

L’intervista

Assessore, il momento è difficilissimo anche per il comparto vitivinicolo. Come Regione Lazio avete già avuto occasione di confrontarvi con i produttori di vino della nostra Regione?

Per ora abbiamo avuto con periodicità confronti con le associazioni di categoria ma stiamo strutturando un momento plenario con i consorzi di tutela che ci hanno scritto e con altre associazioni e gruppi che hanno fatto proposte non solo alla Regione Lazio e al presidente Zingaretti ma anche al Governo e al ministro Bellanova. Proposte di condivisione le stiamo avendo sui tavoli tecnici con il ministero rispetto al canale dei fondi europei dedicati delll’OCM vino, per capire come  strumenti ,che non sono nati per fronteggiare l’emergenza  COVID-19, possono essere adattati a questo momento. L’adattabiità ad un tempo che cambia si può avere anche con strumenti e fondi di finanziamento quali sono sempre stati gli OCM, che hanno contribuito ad accrescere molto sia il tema della promozione degli investimenti sia della qualità e delle superfici vitate in alcune regioni. Per la nostra regione sono state sempre misure strategiche, accanto agli sforzi e agli investimenti dei viticoltori del Lazio.

Quali sono i problemi più grandi di cui vi stanno parlando i produttori in questo momento?

Il tema più difficile è quello di una previsione programmatica della attività, delle vendite e del posizionamento del “prodotto vino”. E’ venuto meno l’accesso alla liquidità e della vendita di prodotto che derivava dall’Horeca, dalla ristorazione, dalla possibilità della convivialità. Parliamo soprattutto  delle produzioni di nicchia nella nostra regione, che non vanno mai sulla quantità ma sulla qualità di aziende medie e medio – piccole, che hanno sempre lavorato sulla vendita diretta. Alcuni avevano già una canalizzazione del prodotto sulla GDO e anche sull’online, con le consegne a domicilio. Questa modalità si è accresciuta durante il lockdown.

Per l’e-commerce ad aprile è stato lanciato il bando Porto Sicuro. Di cosa si  tratta? 

Abbiamo affidato all’Arsial la realizzazione di questo bando, scaduto il 24 aprile, che ha sostenuto progetti in filiera e in gruppo per consorzi di tutela, associazione di produttori, associazioni di categoria, cooperative di tutto il mondo delle produzioni di eccellenza del made in Lazio. Si è trattato della concessione di un contributo di 10 mila euro a fondo perduto a copertura delle spese di consegna a domicilio dei prodotti agricoli e della pesca del Lazio. Un sostegno sia in termini di organizzazione della piattaforma sia in termini di costi vivi per la logistica. Il bando è stato accolto davvero molto molto bene. Le adesioni hanno superato le nostre aspettative e questo ha stimolato l’elevazione che c’è stata in tutto il periodo  (leggevo dati di un aumento della vendita online del 227%).  

Si apre adesso anche il tema dei costi della futura produzione delle aziende. Come Regione Lazio in che modo le supporterete?

Se da un lato abbiamo fotografato la mancanza di posizionamento del prodotto nel periodo dell’emergenza, dall’altro non possiamo non considerare la prospettiva su cui andare avanti. Sui tavoli tecnici e nell’ambito della Commissione Politiche Agricole ho chiesto di valutare strumenti già utilizzati anche in altri momenti di crisi, come la vendemmia verde selettiva per non aumentare un carico di costi e di prodotto, e così come, in ultima ratio,  non per le produzioni di massa ma per una produzione di qualità, andare su una distillazione di crisi. Io spero che si tratti di un’ultima ratio. Ho letto di qualche proposta un po’ audace di distillazione finalizzata a prodotti da igiene. Questa proposta non legge le nostre produzioni di qualità, le nostre produzioni di nicchia, le esigenze delle nostre realtà che voi, come AIS Lazio, contribuite ad elevare sia in termini di promozione sia di formazione.

Tra l’altro c’eravamo lasciati, prima che scoppiasse l’emergenza, su un tavolo di  preparazione e confronto tra associazioni (compresa l’Associazione Italiana Sommelier Lazio), produttori e Istituzioni per  il racconto della qualità del lazio al Vinitaly, poi annullato e rimandato al 2021. L’impegno e i fondi investiti sono andati perduti o riusciamo a recuperarne i frutti anche nell’immediato?

Io ritengo che la priorità di tutto il mondo sia adesso quella di sconfiggere il virus. Accanto a questo assolutamente è necessario portare avanti, noi come Regione Lazio e voi come AIS Lazio, ciascuno nei propri ruoli, la nostra mission, che è poi insita negli strumenti che aggregano i produttori ma anche nelle aziende nella loro singolarità: quella di far conoscere la qualità del made in Lazio, mangiare e bere bene, in maniera genuina e sana e quanto più vicina al localismo e in un’ottica di un’economia circolare. Stiamo riparlando già di ripartenza. Dobbiamo costruire un percorso nuovo di promozione. Sono saltate tutte le grandi manifestazioni mondiali del vino, è venuto meno il front office, la possibilità di stare insieme fisicamente ma noi dobbiamo inventare metodi e strade nuove per non promuovere, formare e informare. Ci stiamo confrontando in questo senso con VeronaFiere perché quel bagaglio, quel Know-How che è Vinitaly va riadattato. Dobbiamo creare momenti di incontro sul web, nuove vetrine, usando tutto ciò che la tecnologia ci permette di fare.

Rispetto ad altre regioni d’Italia, la nostra produzione vitivinicola ha delle caratteristiche diverse, come già detto più volte in questa intervista: siamo più piccoli nelle quantità che produciamo e puntiamo però tutto sulla qualità. Considerato questo punto di partenza,  quali altri strumenti state proponendo al Governo, facendovi portavoce dei produttori?

Le dinamiche, seppur abbiamo caratteristiche diverse nella nostra regione, per molti aspetti coincidono con il resto del comparto. Il primo strumento, come dicevo, che stiamo capendo come riadattare, è l’OCM. Ci stiamo poi occupando dell’accesso al credito, delle garanzie. Le aziende vitivinicole sono state già ricomprese nel “decreto-liquidità” perché ce ne era già il bisogno  per colmare impegni finanziari o per attivare nuovi investimenti o per  la mancanza di liquidità.   Attraverso ISMEA questa garanzia si sta mettendo in campo con ABI, sicché le aziende che si rivolgono ai loro istituti bancari riescono a valutare l’opportunità anche di questo strumento. Nel decreto per la ripartenza abbiamo chiesto di più, ovvero un focus mirato sul comparto vitivinicolo perché c’è bisogno di leggerlo nel dettaglio rispetto alle necessità e alle urgenze derivanti dal COVID, per esempio anche rispetto alla possibilità dei canoni di locazione. 

E’ necessaria a questo punto una massiccia campagna di promozione del Made in Italy. Ne ha parlato anche la ministra Bellanova in conferenza stampa da Palazzo Chigi.

Noi stiamo pensando ad un’azione di promozione a livello regionale ma è chiaro che deve rientrare in una già ampia azione di sistema, con una cabina di regia a livello nazionale. Questo consentirà a tutte noi Regioni di essere supportate e rafforzate sia all’interno del nostro Paese sia nel’export. 

C’è un problema di approvvigionamento di manodopera rispetto alle fondamentali maestranze del settore vitivinicolo.

Occorre pensare o ad uno snellimento delle misure di chiamata,  con strumenti agevoli e flessibili. Lavoro agile sebbene in situ. 

State studiando anche la possibilità di un pegno rotativo?

Avrò modo di confrontarmi sul tavolo tecnico di cui vi parlavo in apertura per vedere se c’è la possibilità di introdurlo per le nostre aziende e consorzi, rispetto alla forza che deriva dal gruppo. 

Un altro tema che Lei ha voluto rilanciare anche con riferimento alla sua delega all’ambiente, è quello di studiare la possibilità di forme in sicurezza di turismo l’aria aperta e rurale, dell’olio-turismo e dell’enoturismo 

Questa davvero può essere la prospettiva con la quale, nelle fasi di ripartenza e a piccoli passi, potranno essere protagonisti tutti i settori della multifunzionalità del turismo rurale, dell’olio-turismo e dell’enoturismo. Per la prossima estate e per l’autunno (con il momento della vendemmia e della raccolta dell’ulivo) dobbiamo attrezzare le nostre aziende per ricevere, per aprire con il contingentamento,  con il controllo e la prevenzione che serve attivare contro la diffusione del virus. In un’ottica di slowtourism, il turismo all’aria aperta, il turismo naturalistico e rurale, con l’accoglienza di degustazioni in sicurezza e con l’offerta di pacchetti ad hoc, diventeranno a mio avviso protagoniste dell’offerta che si potrà dare ai cittadini del Lazio. Così creeremo un nuovo approccio alla convivialità, allo stare insieme. C’è una spazio importante in cui le nostre realtà possono inserirsi.