G.R.A.S.P.O.

CASTELLI ROMANI

35,00  / biglietto

Questa serata rimarrà nella storia della Delegazione Castelli Romani e di chi avrà la possibilità di partecipare. Ma di cosa parleremo? Cos’è Graspo? Per capirlo dobbiamo dare uno sguardo al passato.

Per la ripresa economica del dopoguerra, furono attuate diverse scelte tutte legate alla produttività in particolare quella agricola. Il mondo del vino italiano inizia a muoversi e parte la rincorsa al mercato, con la spasmodica necessità di aumentare le rese.

Questo processo ha sicuramente raggiunto il suo scopo, facendo tornare il denaro a circolare, ma di contro ha fatto si che alcune varietà un tempo molto note e apprezzate, abbiano lasciato il passo a quelle più produttive. Alcuni dinosauri viticoli (e si possono chiamare tali), esemplari di oltre 100 anni, sono ancora tra di noi, a testimonianza di un tempo ormai passato. Per recuperare queste varietà è nata l’associazione G.R.A.S.P.O. (Gruppo di Ricerca Ampelografica Sostenibile per la Preservazione della Originalità e biodiversità viticola). A guidarla, c’è Aldo Lorenzoni, ex direttore del Consorzio del Soave, che è stato ospite della nostra delegazione nel 2014 e Luigino Bertolazzi, enologo, entrambi in pensione ma più che mai attivi. Tutto nasce qualche anno fa dalla riscoperta di una varietà a bacca rossa in alta Lessinia, che prenderà il nome di Saccola, e che viene ritrovata a più di 700 metri in un vecchio vigneto in una località che si chiama Sprea. Questo è un vitigno ostico, con un’altissima acidità e un profilo aromatico tra il kiwi e la liquirizia. Una rarità quindi, soprattutto in questo momento di cambiamento climatico.

Accanto alle viti di Saccola, Aldo e Luigino ritrovano anche altri vitigni, alcuni già più noti, come il Gouais blanc, il progenitore dello chardonnay. Pertanto nel 2020 decidono di dar vita a quest’associazione e iniziare a riscoprire varietà perdute e i loro ‘custodi’, ovvero vecchi contadini che ne hanno conservato più o meno volutamente qualche esemplare, o rarità relegate ormai a viti ornamentali sul muro di una casa. Un progetto che è nato in Veneto, in Lessinia, ma che poi si è spostato fuori regione in ogni angolo d’Italia, ovunque ci sia un’esemplare di vite da salvare.

Oggi anche con l’aiuto di Attilio Scienza, sono state ricoperte, salvate e vinificate, oltre 60 specie di viti autoctone, documentate in un libro che ne descrive le caratteristiche ampelografiche e presenta i loro ‘custodi’.

Aldo e Luigino, ci racconteranno la loro avventura e ci faranno assaggiare alcuni campioni di queste rarissime piante, alcune prefillosseriche di centinaia d’anni.

35,00  / biglietto

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