di Lucia Oceano
Ci sono vini che raccontano una terra con la stessa forza dei suoi piatti. Vini che non cercano il clamore, ma accompagnano la quotidianità, si tramandano nei gesti semplici e rituali; nello stare insieme e nella condivisione.
In Friuli questo ruolo è affidato al Friulano (già Tocai): un vino schietto, riconoscibile, profondamente legato alla tavola, al territorio e ai ricordi di ogni famiglia. È il vino che si versa senza esitazione, anche alle tre di pomeriggio (quando una turista qualunque come me, prenderebbe un caffè) quello che sostiene la cucina di casa e ne rispetta i sapori, quello che si accompagna a un tagliere frugale con del formaggio e del prosciutto (San Daniele qui è d’obbligo!).
Attorno a questo calice prende forma il nostro nuovo viaggio, che passa inevitabilmente da uno dei piatti simbolo della regione: il Frico.
Il Frico affonda le sue radici nella regione della Carnia e nasce come piatto di recupero, preparato con gli scarti delle forme del formaggio Montasio e la prima ricetta scritta risale alla metà del 1400. Ne esistono due versioni principali (almeno le più note): quella friabile e croccante, quasi una cialda dorata realizzata solo con il formaggio e quella morbida, più ricca e avvolgente, arricchita da patate e cipolla.
È proprio quest’ultima che scegliamo per il nostro abbinamento: una preparazione rustica, sostanziosa, dove la dolcezza della cipolla incontra la cremosità delle patate e la sapidità, caratteristica del formaggio fuso (un boccone che appaga i sensi e può generare dipendenza!)
E ricordate che il Montasio è un formaggio naturalmente privo di lattosio, quindi anche se non proprio una preparazione light, perfetta per il freddo invernale e per una dieta inclusiva (amici vegetariani, intolleranti e celiaci saranno i benvenuti!)
Condivido la ricetta, che custodisco gelosamente, di una signora friulana, la signora Dantina, trasferitasi a Roma per amore. E ci vorranno pochi e semplici ingredienti, tra cui l’amore, per realizzare questo piatto. Mettiamoci anche un po’ di pazienza e vedrete che il risultato delizierà il vostro palato. Pronti? Iniziamo! (Una buona padella antiaderente è vivamente raccomandata!)
Affettate 300 gr di cipolla e lasciatela ammorbidire con del burro (o olio di oliva), aggiungete 600 gr di patate grattugiate, oppure fatele sbollentare e tagliatele grossolanamente e butattele giù in padella. A questo punto unite circa 600 gr di Montasio tagliato a tocchetti.
La ricetta autentica richiede un mix di Montasio di diverse stagionature; lasciatelo sciogliere e amalgamare. Vedrete che si formerà parecchio olio, non temete, è normale e serve a dare al frico la giusta crosticina.
Le patate legano, la cipolla arrotonda e dona quel profumo inconfondibile. Dovrete girare questa sorta di torta alcune volte per permettere al composto di amalgamarsi a dovere (il risultato è simile a quello di una frittata con uova).
Questo piatto, che ho avuto la fortuna di assaggiare in un ottimo ristorante friulano, viene solitamente servito con la tradizionale polenta, ma se volete dare una tocco di freschezza suggerisco una piacevole insalatina (lattughino o songino), mela smith e noci.
Il Frico richiede un vino che abbia struttura, freschezza e intensità, ma che al contempo sia capace di dialogare con le sue componenti semplici senza sovrastarle.
L’abbinamento ideale non può che essere affidato a uno dei vini simbolo della regione: il Friulano, nelle sue espressioni più prestigiose, Collio e Colli Orientali, Doc rinomate per la produzione di vini bianchi eleganti e minerali.
È il vino della tavola, dei pranzi in famiglia: quotidiano, identitario, rassicurante.
Un bianco che non cerca effetti speciali, ma che nel tempo ha costruito la propria riconoscibilità su equilibrio, corpo e grande agilità di beva in un profondo legame con il territorio. Con un sorso diretto e di grande personalità, sostenuto da una freschezza e da una tipica chiusura leggermente amaricante.
Una struttura presente, importante, ma mai eccessiva, ideale per reggere piatti di sostanza.
Il Friulano pulisce il palato dalla grassezza del formaggio fuso, alleggerisce la componente untuosa del piatto e ne accompagna la persistenza con discrezione. Un incontro naturale, fatto di equilibrio e misura, mai scontato.

