Il tempo della rinascita: storie di donne, ricostruzione e viticoltura

7 Apr 2026 | News, newsletter

di Francesca Zaccarelli

Marzo è stato il mese delle donne. Non solo per la Giornata internazionale a loro dedicata – ma perché rappresenta a pieno il potere femminile: segna il tempo della rinascita e della terra che si risveglia, delle viti che germogliano sotto l’impulso della di una nuova primavera.
Eppure, questa primavera non è stata di celebrazione, ma di preoccupazione geopolitica. Tra tensioni globali e conflitti, è inevitabile tornare con la memoria ai devastanti episodi bellici del Novecento, alla sofferenza e alla fatica della ricostruzione. E in questo frangete, riscopriamo una delle storie più profonde e meno raccontate del nostro Paese: il ruolo che le donne hanno avuto nel mantenere vive le campagne e le vigne italiane proprio negli anni più cupi delle due Guerre.
Già durante la Prima Guerra Mondiale molte donne presero il posto degli uomini partiti per il fronte, contribuendo alla continuità produttiva. Questo ruolo, silenzioso quanto essenziale, si consolidò e perdurò per tutta la ricostruzione, che ripartì proprio dal tessuto delle comunità contadine. Alla fine del secondo conflitto, l´Italia era un paese profondamente ferito. Intere aree rurali – specialmente nel Centro Nord, lungo la Linea Gotica e nelle zone segnate dalla Resistenza– erano devastate. Molti uomini mancavano all’appello: caduti al fronte, prigionieri o emigrati in cerca di fortuna. Eppure, le campagne non cessarono di vivere. A tenerle in vita furono proprio le donne, che avevano già assunto responsabilità fondamentali nella gestione quotidiana della terra e delle attività agricole.
Le fotografie e i documenti conservati dall’Archivio Storico SDF raccontano come, tra gli anni ´50 e ´80 del Novecento, la presenza femminile nell’agricoltura italiana non solo continuò, ma si diversificò e qualificò. Figure come le mondine in Piemonte, le viticoltrici e le allevatrici in Pianura Padana o le raccoglitrici di olive nel Sud emergono nelle immagini d’epoca, in una dimensione familiare e collettiva della vita rurale.
In quegli anni di grandi trasformazioni, tra emancipazione femminile e modernizzazione agricola, emerge anche la storia delle trattoriste: donne che frequentano corsi tecnici, imparano a condurre macchine moderne e a gestire le coltivazioni con maggiore competenza, passando da collaboratrice nei campi ad imprenditrice e operatrice qualificata. Protagoniste di nuovi modelli di impresa rurale, le nostre antenate hanno trasformato il lavoro nei campi in una forma di progresso sociale ed economico, contribuendo alla sopravvivenza delle comunità e alla costruzione di un Paese più resiliente.
Nel settore vitivinicolo, questa eredità ha un significato particolare. Come raccontano Paola ed Elena Conti- dell´azienda Castello Conti, nel dopoguerra piemontese si consolidò in molte realtà rurali la consuetudine per la quale fossero le donne ad occuparsi dei raccolti e delle vigne, affermando una competenza che andava ben oltre la mera sopravvivenza economica. Questa centralità femminile ha posto le basi per le moderne figure imprenditoriali del vino, come nella loro azienda.

Testimonianze personali, come quella di Bruna Ferro dell’azienda Carussin, raccontano la trasmissione familiare di questi saperi, atte a forgiare le attuali generazioni viticole: l’immagine di lei bambina tra i filari che si taglia la mano con le forbici per imitare chi vendemmia, e della nonna che la consola, dicendole che così “il mestiere le è entrato nelle vene”. Memorie di un legame profondo tra identità, lavoro e futuro.
Oggi, mentre molte istituzioni e associazioni che operano per sostenere l’innovazione agricola femminile sottolineano l’importanza strategica delle donne nel promuovere sostenibilità, multifunzionalità e sviluppo locale, riscopriamo che quello di marzo, il “mese delle donne”, è anche un tempo di riconoscimento della loro irrinunciabile centralità economica e culturale per la vitivinicoltura italiana.
Ieri come oggi, le donne sono state e sono menti vive e risorse fondamentali per la resilienza del nostro Paese: dalla guerra alla pace, dalla tradizione alla modernità, dalla fatica dei campi alla visione delle nuove imprese agricole, la loro presenza è stata, ed è tuttora, una delle basi autentiche della nostra rinascita.

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