Beviamo vino non polifenoli e aminoacidi

3 Giu 2026 | News, newsletter

Di Angelo Petracci

Epistenologia di Nicola Perullo, filosofo ed accademico italiano, descrive una prospettiva di approccio al vino quanto mai affascinante: per l’autore non va ricercato il sapere sul vino ma il sapere con il vino ovvero quello che facciamo con il vino quando lo incontriamo: le situazioni, gli incontri, le conoscenze. Il vino per ognuno di noi non è tanto un elemento da imparare sempre di più a conoscere e degustare meglio quanto un elemento capace di fare incontrare le nostre vite e con quelle degli altri. Il vino come sostanza che offre opportunità e possibilità per chi lo sa incontrare.
Il mondo occidentale ha creato la categoria dell’oggettività perché pone ad una distanza di sicurezza che consenta di comprendere meglio la realtà, distinguendo il vero dal falso. E’ vero soltanto ciò che è misurabile. Ma l’infinita lista della spesa delle cose del mondo non lo rappresenta nella sua interezza.
Mancano le emozioni, i sentimenti e le passioni. che non sono meno vere perché non quantificabili con degli strumenti. Il loro carattere precipuo è costituito dalla relazione, per la scienza non misurabile ma non per questo per noi sono meno reali. L’obiettivo della scienza è la generalizzazione ma lo specifico delle relazioni è l’univocità perché le esperienze hanno senso solo se vengono vissute personalmente.

Le schede di degustazione rappresentano il tentativo di oggettivare il vino, descrivendo dei modelli generalizzabili a tutte le sue tipologie. Ma per l’autore la descrizione analitica del vino è un virtuosismo fine a se stesso, che esibisce sistematicità facendo perdere di vista l’unicum del vino.
Il vino non è una conoscenza da oggettivare ma un’esperienza da realizzare.
Il vino deve mettere in luce le connessioni nascoste del mondo. Il vino in sé non esiste ma è disvelatore di una narrazione personale.

Per Nicola Perullo è necessaria una nuova consapevolezza per evitare che il solo linguaggio tecnico della degustazione diventi uno schema convenzionale, un muro. Ogni linguaggio è un progetto che risponde a scopi diversi. La descrizione del vino da parte di un esperto è soltanto una delle descrizioni possibili: per l’epistenologia l’accumulo di sapere non è una condizione necessaria e sufficiente per sapere. E’ soltanto un approccio quantitativo. Serve la sensibilità di aprirsi, di non ricercare soltanto l’oggettività della descrizione. Vanno usate le parole giuste in ogni situazione e contesto. Esplorare in più direzioni possibili.
L’epistenologia non è una teoria in cerca di applicazione e di praticanti. Vuole insegnare ad essere consapevoli che l’approccio intellettuale non basta. Che la cultura non ci fornisce da sola il controllo del mondo. Ci fornisce soltanto un altro livello di lettura e di piacere individuale. Si può apprezzare la musica pur non sapendola praticare e non conoscendo l’autore. E si può apprezzare il vino senza saperlo realizzare e non sapendolo degustare.
Beviamo vino infatti non polifenoli e aminoacidi.

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