C’era una volta…il vino Novello

1 Dic 2025 | News, newsletter

di Fabio Santini

C’era una volta il vino Novello…ma qualcuno potrebbe dire che c’è ancora, anche se non sembra più avere quell’appeal che aveva negli anni ’90, quando gli scaffali delle enoteche e della grande distribuzione venivano riempiti di questi vini accompagnati dal claim che, ricalcando quello del Beaujolais Noveau, annunciava “è arrivato il vino Novello!
I numeri parlano chiaro. Come certificato dall’Istituto per la tutela del vino Novello e dell’olio la produzione negli ultimi trent’anni è passata dai 20 milioni di bottiglie a poco più di 1,5 milioni.
Per spiegare cosa sia il vino Novello bisogna dire cosa non è. Il Novello non è il vino nuovo, come molti consumatori potrebbero essere portati a pensare. Il Novello è un vino prodotto con una particolare procedura enologica chiamata macerazione carbonica. In pratica, gli interi grappoli vengono immessi all’interno di un contenitore in acciaio ermeticamente chiuso. La saturazione di anidride carbonica favorisce una fermentazione intracellulare. Il vino che ne deriva, prodotto nello stesso anno di raccolta delle uve, è un vino fresco, non complesso ma con una intensa profumazione di frutta rossa fragrante, di marasca, melograno, ribes, un vino con una piacevole leggerezza di bevuta, con struttura e alcolicità contenute, da consumare nel breve tempo ma non necessariamente entro il 31 dicembre. Insomma, un vino che ben si adatta al consumo quotidiano, apprezzabile da quella fascia di consumatori giovani e non che vogliono limitare il consumo di alcol senza rinunciare ad un bel bicchiere di vino.
Le sue origini risalgono alla metà all’anno 1975 quando, reinterpretando il Beaujolais Nouveau, vi furono le prime uscite del “Vinot” di Angelo Gaja e del “San Giocondo” dei Marchesi Antinori.
Il successo fu immediato e di lì a poco numerosissimi produttori si dedicarono a questo vino, che poteva essere imbottigliato non oltre il 31 dicembre e commercializzato esclusivamente a partire dal 6 novembre (successivamente anticipato al 30 ottobre) ma che spesso, tanta era l’attesa, veniva venduto in anticipo “sottobanco”.
A differenza del Beaujolais, che viene prodotto con le sole uve gamay, il Novello può essere prodotto con ben 70 differenti vitigni tra cui, dei più comuni, troviamo il sangiovese, il montepulciano, il merlot e la barbera.
Un’altra differenza importante rispetto all’omologo francese, in cui il 100% delle uve deve essere sottoposto a macerazione carbonica, il Novello può essere definito tale se la loro percentuale supera appena il 40%, con il restante 60% prodotto con fermentazione alcolica.
Nonostante ciò, numerosi produttori non si avvalgono di questa facoltà creando dei vini che presentano tutta la tipicità del modello produttivo.
Tra questi sicuramente il Cinurio dell’Azienda Vinicola Tramontana di Reggio Calabria, interamente prodotto con uve calabrese, antesignane del nero d’Avola e vincitore del recente concorso Miglior vino Novello 2025. Ma anche il Lazio può vantare un ottimo prodotto nel proprio territorio, il Catello prodotto nella Tuscia, a Vignanello, dai Viticoltori dei Colli Cimini, secondo classificato a pari merito con altri tra cui il particolarmente apprezzato Cupido della cantina Principe di Corleone di Monreale. Queste cantine, intervistate, dicono di non aver subito la crisi delle vendite, che il loro mercato locale continua ad assorbire tutta la produzione e che anzi, in moti casi questa va ad esaurimento già con le prenotazioni. Segno evidente che quando il prodotto è di qualità e risponde pienamente alla tipologia il consumatore apprezza ancora molto questo vino.

Ultima notazione. Mentre il Beaujolais Nouveau è un vino che può essere solamente rosso, la legge ammette per il Novello anche la vinificazione in bianco.

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