Il Lazio biodinamico con Michele Lorenzetti

2 Mar 2026 | News, newsletter

Di Stefano Sarasso

Lo scorso dicembre AIS Castelli Romani ha ospitato a Frascati una serata di degustazione sul tema del vino biodinamico. Protagonista dell’evento è stato Michele Lorenzetti, biologo ed enologo accompagnato da quattro aziende vinicole laziali con le quali collabora come consulente nella pratica biodinamica.
Questo metodo agricolo ha avuto origine nel primo dopoguerra sulla base di alcune istanze poste dagli agricoltori sulle conseguenze della massiccia diffusione dei concimi di sintesi. Lo sfruttamento eccessivo dei suoli aveva infatti compromesso la qualità delle sementi e dei prodotti agricoli. Il filosofo austriaco Rudolf Steiner stabilì le basi culturali e il percorso pratico per affrontare questo scenario di decadimento dell’agricoltura. Gli obiettivi primari consistevano nel recupero della fertilità dei terreni, del benessere delle piante e del gusto originario dei loro frutti e tra i principali strumenti di sostegno furono predisposti i preparati biodinamici (agricoltura rigenerativa). Michele Lorenzetti ha sottolineato durante l’evento come la pratica sia una fase essenziale e imprescindibile della biodinamica, diffidando chi con atteggiamento pregiudiziale rigetta questo approccio con critiche che si fermano sempre in superficie, senza mai entrare veramente nel merito del risultato agronomico. Nel suo libro ’’Conoscere l’agricoltura biodinamica’’ l’autore afferma che il limite più evidente di questo metodo è in realtà la non corretta applicazione delle sue fasi più critiche che ne compromettono l’efficacia. Per questa ragione Lorenzetti, dopo il significativo incontro nel 1999 con Carlo Noro, specialista nell’allestimento di preparati biodinamici, con lui ha costituito nel 2012 la scuola di formazione ‘’Professione Biodinamica’’ grazie alla quale vengono formati centinaia di agricoltori.

Vini senza imposizioni quelli degustati nella serata di Frascati. C’è la netta percezione che sia la vigna a guidare chi la asseconda e che questa possa essere una efficace strada per esprimere il territorio. E a proposito di territori, con l’azienda DS di Danilo Scenna siamo approdati a Pescosolido, tra la Valle del Liri e la Valle di Comino. Una viticoltura di altitudine sulle pendici dell’Appennino Abruzzese da cui proviene l’Arcaro 2023, dall’antico vitigno Maturano, varietà a bacca gialla di recente recupero che ama i suoli calcarei e il clima fresco, che ha esibito una bocca diritta, tesa, con tratti aromatici esotici ed un finale minerale di carattere. Ha invece espresso un profondo timbro speziato il Palmieri 2022, dal vitigno Lecinaro (altra preziosa riscoperta dell’Alto Frusinate), vino cosi succoso che incita a mettersi a tavola! L’Azienda La Torretta si trova a Grottaferrata in una località di forte valenza storica ed enologica come Valle Marciana, luogo di passaggio dell’antica Via Latina per il controllo della quale qui furono edificati nel X secolo Castel Savelli e Castel De’ Paolis. Da una vecchia vigna che guarda e respira il mare proviene il Castagna 2022, strutturato uvaggio di Malvasia e Trebbiano che nasce e matura nelle botti di castagno. Ricorda agrumi canditi, miele di castagno e toni ammandorlati. Un bel vino che ha un futuro davanti a sé. Più esile e leggiadro il Marciana 2023 da un giovane vigneto di Cesanese. Rivela un naso terragno, con note di amarene, spezie e cenere. Continua l’evoluzione dell’Azienda La Visciola, che dal 2021 ha rinunciato alla mediazione del legno. Piero Macciocca è considerato un vero pioniere della viticoltura alternativa nella zona del Piglio e dal frutto del suo lavoro abbiamo degustato la passerina in purezza Donnarosa 2024. Un bianco da macerazione sulle bucce di 12 ore che al naso rilascia frutta bianca, delicata florealità, freschezza vegetale ed una stimolante nota amara nel finale. Il Cesanese del Piglio Priore Mozzatta 2022 si è confermato un vino di grande solidità e profondità, mai opulento perché generato da una vigna di oltre 60 anni che dispensa complessità ed eleganza balsamica. Il bianco Costafredda 2024 ci ha introdotto tra i vini dell’azienda Carlo Noro, culla della biodinamica nel Lazio. Da uve passerina con una leggera maturazione sulle bucce, profuma di composta di mele, agrumi e piacevoli erbe amare. Infine il Foretano 2021, un cesanese che richiama suggestioni vulcaniche e similitudini con il nerello mascalese, ben delineato da note scure speziate e minerali, intriso di viva freschezza e fine tannicità.

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