Il whisky che non ti aspetti

2 Ott 2025 | News, newsletter

di Salvatore Stanco

Se pensiamo al whisk(e)y, la mente corre subito in Scozia, in Irlanda o, per i più aggiornati, in Giappone. Negli ultimi anni, però, altri Paesi hanno sorpreso il mondo intero con la loro produzione. Contesti climatici agli antipodi rispetto alle Highlands, materie prime inedite e abbinamenti affascinanti stanno dimostrando come il whisky sia ormai sempre più globale, senza perdere di autenticità.
Taiwan, nota soprattutto per il tè e per l’elettronica di alta gamma, è oggi anche un punto di riferimento per gli appassionati. La “Taiwan Whisky Revolution” ha radici recenti. Tutto comincia con l’intuizione del gruppo King Car, colosso dell’agroalimentare (e non solo), che nel 2005 decide di fondare la distilleria Kavalan nel cuore della contea di Yilan.
Fino al 2002, la produzione di alcolici sull’isola era monopolio dalla Taiwan Tobacco and Liquor Corporation (TTL). Con la liberalizzazione del mercato nascono le prime distillerie private, pronte a sperimentare. Convinto che anche al di fuori di Scozia, Irlanda o Giappone fosse possibile produrre distillati di qualità mondiale, il fondatore di Kavalan, T.T. Lee, avvia un progetto che in pochi anni conquista la scena internazionale. Nel 2011 un suo whisky sorprende tutti battendo tre scotch e un’etichetta inglese durante la Burns Night in Scozia. Il noto esperto Charles MacLean, presidente del panel, rimase talmente sbalordito da commentare l’esito con un memorabile: “Oh. My. God” (mentre dal pubblico qualcuno mormorava incredulo “Is this an April fool?” o “Unbelievable”). Da lì i riconoscimenti arrivano a cascata: nel 2016 il Solist Amontillado Sherry Single Cask Strength viene incoronato miglior single cask al mondo ai World Whiskies Awards. Da outsider a protagonista.

Sull’onda del successo di Kavalan, la TTL rientra in scena con il marchio Omar. Nel 2023, invece, il Solist Fino Sherry Single Cask Strength è stato nominato Whisky dell’Anno all’International Whisky Competition, a cui si aggiungono altre sette medaglie d’oro ai WWA e le oltre 900 medaglie d’oro complessive conquistate fino a oggi. Taiwan si è così ritagliata un posto d’onore nell’Olimpo del whisky. Il segreto? Non tanto l’orzo, importato soprattutto dall’Europa, quanto l’acqua purissima proveniente dalle montagne di Snow Mountain e il clima, che accelera la maturazione. Ciò che in Scozia richiederebbe 15 anni, a Yilan può avvenire in 5 o 6. Un vantaggio ma anche una sfida, visto che l’“angel’s share” può raggiungere il 12% annuo.
A Taiwan raramente si ricorre alla torba. Pulizia e cremosità tropicale sono i tratti distintivi con le note fruttate di mango, ananas e banana. Fondamentali invece, le botti: ex-bourbon, sherry, porto, vino rosso e persino legni utilizzati per vini locali. L’approccio è innovativo e libero da schemi tradizionali.
Accanto a Kavalan, oggi dominatore incontrastato, emergono anche realtà come la distilleria Nantou, che con il marchio Omar contribuisce a diversificare l’offerta.
Il mercato del whisky è sviluppato e sofisticato, il terzo al mondo per consumo di single malt (dopo Stati Uniti e Francia) ed è l’unico Paese in cui il single malt supera il blended e dove è anche forte la passione per il collezionismo.

A tavola, il whisky taiwanese si sposa sorprendentemente bene con i sapori locali: anatra affumicata al tè, manzo in salsa di soia e baozi ripieni di maiale trovano in esso un alleato che amplifica spezie e dolcezza. Da provare anche con il bubble tea al taro, per un abbinamento moderno e volutamente irriverente.
Avvicinarsi al whisky taiwanese significa scoprire un nuovo paradigma: non una copia orientale dello stile scozzese, ma un’interpretazione originale, coraggiosa e tropicale del single malt. È un whisky che racconta la velocità del tempo e la capacità di trasformare un’idea in un segno identificativo.

Ultimi articoli

Ascoltare il vino

Di Angelo Petracci Il libro “Bollizine” di Tommaso Caporale suggerisce un’ipotesi di lavoro senz’altro affascinante: completare l’analisi...