Di Stefano Sarasso
Dal primo aprile ha fatto il suo esordio nella Delegazione Ais dei Castelli Romani il corso sulla birra in quattro lezioni, un viaggio spumeggiante, a bassa gradazione alcolica guidato da Fulvio Montozzi e Stefano Sarasso. Un evento che prende ispirazione dalla consapevolezza maturata nell’attività didattica che un racconto più aggiornato e ravvicinato del mondo della birra genera un palpabile stupore ed interesse. Il corso si pone anche come un’esperienza di coinvolgimento per il corso professionale di Sommelier Ais della Birra.
Ci sono ancora troppe persone che considerano la birra solo come un prodotto industriale di agevole beva e questa generalizzazione è l’eredità di un secolo, il Novecento che ha avuto il merito di rendere questa bevanda accessibile in ogni angolo del mondo ma anche lo svantaggio di averne standardizzato l’espressione. In realtà la birra nel ventunesimo secolo rappresenta molto di più. Lo scenario è tornato ad essere diversificato, come lo è stato per secoli, quando gli stili birrari prendevano forma in seguito a lunghi e complessi processi di frammentazione amministrativa e politica della Europa. Oggi possiamo definitivamente dichiarare decaduta quella antica linea di demarcazione tra cultura del vino e della birra costituita dai confini settentrionali dell’Impero Romano. E se all’inizio è stato il vino a trovare grande sostegno nella tradizione giudeo-cristiana, hanno provveduto poi i monaci evangelizzatori irlandesi come San Patrizio, San Colombano e San Gallo a rivelare anche la compatibilità tra il bere birra e vivere nella fede. Nel Nord America, produrre birra ha rappresentato una necessità per i coloni man mano che si spostavano verso nuove terre. La bevanda d’orzo spesso sopperiva alla mancanza di acqua potabile e la bassa gradazione alcolica la rendeva accessibile anche ai bambini. Nel 1979 la legge Carter ha annullato il divieto di produzione domestica stabilito dal Proibizionismo, stimolando una larga diffusione dell’homebrewing. In questo ambito sono presto emerse delle figure a dir poco geniali alle quali si deve la nascita della craft revolution. Si tratta del fenomeno più rilevante ed impattante che ha riguardato la storia più recente della birra, riportando al centro dell’attenzione l’espressione qualitativa e artigianale di questa bevanda come risposta al deflagrare del fenomeno lager e della produzione industriale.
Il corso si propone di fornire le conoscenze tecniche di base della maltazione e del processo brassicolo, per poi esplorare da vicino i sapori delle culture birrarie del vecchio continente e la clamorosa esplosività dei luppoli del nuovo mondo. Una apposita lezione viene dedicata allo scenario artigianale italiano che ha preso il via nel 1996 sulla scia di quanto avvenuto negli Stati Uniti e che sempre di più guarda all’impiego di ingredienti del territorio nazionale. In ogni lezione discuteremo inoltre su come la birra non sia più un partner casuale per ‘’pizza and burger’’ ma di come siano molto più differenziate le combinazioni con il cibo.
Le referenze in degustazione sono scelte tra autorevoli ambasciatrici degli stili birrari più significativi provenienti dai territori originari o da birre che a quegli stili si ispirano da luoghi anche molto lontani.
- Arrogant Bastard Ale
- New Castle
- Angela Merkel



