Di Francesca Zaccarelli
In ogni gara, accade spesso che tutto si concentri in un respiro: è la tensione prima della partenza, il silenzio che sembra sospendere lo spazio-tempo, la consapevolezza che ogni gesto sarà decisivo. È lì che si misura il coraggio, la disciplina, l’intuizione, la capacità pronta di rialzarsi dopo un inciampo. Una sensazione che si è fatta tangibile per coloro che in queste settimane hanno seguito le olimpiadi invernali, e che è stata netta di fronte al trionfo di atlete che hanno superato infortuni, difficoltà e cadute per aggrapparsi alla vittoria: donne che hanno trasformato la fatica in slancio, la delusione in motivazione, il dolore in determinazione. Le loro vittorie non parlano solo di medaglie, ma di un credo profondo: la convinzione che allenamento, perseveranza e fiducia nel proprio percorso possano trasformare ogni ostacolo in una nuova partenza.
Tra Milano e Cortina, mentre il mondo guarda alle montagne come teatro internazionale della competizione sportiva, c’è un’altra sfida che si rinnova ogni giorno, lontano dai riflettori ma non meno impegnativa. Poco distante dagli spalti, sui pendii delle alpi che da Sondrio passano per Belluno e arrivano in Alto Adige, troviamo altre fuoriclasse , che appartengono al mondo del vino: le vitivinicoltrici di montagna affrontano prove che richiedono la stessa determinazione. Il loro “allenamento” non è una pista innevata, ma filari ripidi e terrazzamenti strappati alla roccia; non è una discesa cronometrata, ma una stagione intera da interpretare, tra gelate tardive, piogge improvvise ed escursioni termiche estreme. Qui la fatica non è episodica: è costante, quotidiana, strutturale – tanto da essere definita eroica.
Come nello sport, serve visione. Serve resilienza. Serve la capacità di leggere il territorio e trasformare un limite in forza. Le pendenze diventano tipicità, il clima diventa identità, la ricerca di un’espressione autenticamente montana si fa obiettivo da raggiungere vendemmia dopo vendemmia. E se l’atleta punta al podio, qui si punta all’unicità: vini che raccontino altitudine, roccia e ostinazione.
È una competizione silenziosa ma tenace, che non si gioca contro un avversario in pochi secondi, ma nel tempo lungo della terra, e con essa. E come ogni vera atleta, anche queste produttrici conoscono la caduta, la delusione di un’annata difficile, la necessità di ricominciare. Perché in quota, come nello sport, vince chi resiste, chi si rialza, chi continua a credere nella propria traiettoria.
Per citare alcuni esempi, partendo dalla Lombardia, Isabella Pelizzatti Perego (Arpepe) valorizza il Nebbiolo delle Alpi – la Chiavennasca- con lunghi e accurate affinamenti. Sara Menegola (Cantina Menegola) si dedica alla ricerca dell’eleganza nel Valtellina superiore. In Trentino, Elisabetta Foradori è stata capace di rilanciare il teroldego e di restituire dignità a uve come la nosiola, attraverso approccio di rigoroso rispetto per le uve e per il territorio. Poco distante, nella Piana Rotaliana, Elisabetta Donati guida la storica azienda di famiglia come prima donna al timone di una realtà centenaria, portando innovazione con un progetto sulla spumantizzazione dei PIWI.
Sulle colline sopra il Garda trentino – nella Valle dei Laghi, Giulia ed Erika Pedrini portano avanti la cantina Pravis, interpretando la viticoltura di montagna con produzioni artigianali e fortemente territoriali.
In Alto Adige, Elena Walch ha rivoluzionato l’immagine dei vini altoatesini, puntando sulla qualità, sui vigneti singoli e su una visione moderna del vino di montagna. Sempre in territorio altoatesino, Christine Mayr dell’azienda Unterganzner rappresenta una nuova generazione di produttrici attente alla sostenibilità e all’identità dei vitigni locali.
Storie diverse, territori differenti, ma una stessa attitudine: lavorare in quota, accettare la sfida della montagna e trasformarla in carattere. Come in ogni competizione, non conta solo il risultato finale, ma la determinazione con cui si affronta il percorso. E tra le vigne delle Alpi, queste donne dimostrano ogni giorno che la vera vittoria è resistere, migliorarsi e continuare a salire.
