Di Paolo Tamagnini
Avvicinate il naso al calice, inspirate profondamente ed espirate… nella cannuccia dell’etilometro. La psicosi collettiva generata dalla recente entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, ha fragorosamente impattato sulla filiera del vino, già pesantemente interessata da una sensibile riduzione dei consumi, un trend in atto ormai da qualche anno. Tra i sostenitori del terrorismo mediatico e i minimizzatori delle conseguenze di una diffusa demonizzazione delle bevande alcoliche, si è aperto un dibattito che ad oggi non è supportato dal conforto dei numeri. Ovvero, da una parte (Consorzi di tutela, Cantine, più in generale ristoratori) si sostiene che con le nuove regole ci sia stato un calo del 20-30% rispetto a gennaio dello scorso anno sul consumo dell’alcol, dall’altra il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, al margine del Consiglio Agrifish di Bruxelles, è convinto che non sia in atto il tracollo dei consumi di vino. Una cosa è certa: un orizzonte temporale di osservazione così breve non può ancora restituire un quadro di analisi affidabile, occorreranno mesi per capire gli effetti dell’applicazione del nuovo Codice della Strada, anche se è doveroso sottolineare come regole e sanzioni sono quasi le stesse del 2007 sul consumo di alcol, mentre l’inasprimento riguarda in particolare gli stupefacenti e il cellulare alla guida.
Certo è, che l’entrata in vigore a pochi giorni dal periodo natalizio in cui si concentrano i massimi consumi, ha portato ad una amplificazione del messaggio, alimentata anche dalla scarsa conoscenza delle norme già in vigore. Inoltre la tendenza salutistica in atto ha inevitabilmente fatto associare il vino ad altre bevande alcoliche, consumate spesso fuori pasto e molto più “impattanti” sui limiti di tollerabilità alcolemica. Le iniziative non mancano certo per ammortizzare gli effetti di quello che sembra uno tsunami che si sta abbattendo sul nostro amato calice di vino. Assoenologi, con il suo presidente Riccardo Cotarella, propone di portare a casa la bottiglia non finita al ristorante, con i produttori che dovrebbero dotare gli esercenti di shopper dedicate, brandizzate con il marchio della tenuta o della cantina e con lo slogan “Portami a Casa”.
Anche i consumatori si stanno organizzando motu proprio: l’interesse verso gli etilometri ha registrato nei vari portali di e-commerce una crescita repentina, con un incremento dalla seconda settimana di dicembre (da quando è entrato in vigore il nuovo Codice) del 325% rispetto alla settimana precedente; il trend è proseguito con un ulteriore aumento del 56% nella terza settimana e del +125% nella quarta settimana di dicembre. Anche nella prima settimana di gennaio, l’interesse è cresciuto ulteriormente con +29% rispetto ai sette giorni precedenti. Rimane il problema della comunicazione: molti Consorzi del vino chiedono espliciti chiarimenti al Governo sulle regole in vigore, sensibilizzandolo sulla necessità di adottare provvedimenti chiari per tamponare la cattiva narrazione e di diffondere in maniera puntuale e scientifica delle linee guida sul consumo di alcol e il relativo smaltimento, collaborando a promuovere la cultura del bere moderato (l’Associazione Italiana Sommelier lo sta facendo da sempre).
Rimane un dato di fatto: il limite tra consumo e abuso di alcol non è mai stato così labile, almeno nella percezione dell’opinione pubblica, quasi un soffio.
