Gaia: la campagna è un modo di vivere

5 Ott 2026 | News, newsletter

di Francesca Zaccarelli

C’è un luogo chiamato Gaia, dove la terra non è soltanto qualcosa da coltivare, ma da ascoltare, custodire e abitare. Per Giulia Filosa, che questo luogo lo ha riscoperto, è diventata la forma di una rinascita: personale, familiare e professionale.
Guardando oggi i filari, gli ulivi, i pomodori del Piennolo, gli antichi alberi da frutto e il Vesuvio sullo sfondo, sembra quasi impossibile immaginare che fino a pochi anni fa la sua vita fosse un’altra. Una laurea alla LUISS e una carriera ben avviata tra legge e consulenza nella Capitale. Un percorso brillante, costruito con impegno, ma che non riusciva più a darle ciò che cercava.
«Il vino era l’unica cosa che mi accendeva davvero», racconta. È proprio durante il Corso AIS a Roma che quella passione smette di essere solo un interesse e rivela una nuova possibilità. Non è ancora un progetto definito, ma diventa la scintilla di un cambiamento. Quando un incidente la costringe a tornare a Napoli, in quel momento di pausa forzata osservando la sua terra con occhi diversi, Giulia comprende che è ora di ripartire dalle proprie radici, attraverso il lavoro della terra. Decide così di approfondire la sua formazione: frequenta il Master ALMA-AIS a Colorno, scrive la tesi sul modello di vigneto vesuviano e svolge uno stage in Lessinia da Daniele Piccinin, ancora oggi per lei mentore e amico. Tornata in Campania, si mette alla ricerca di un terreno. La svolta concreta arriva da un piccolo appezzamento dello zio a Boscotrecase, con piante da frutto, un vecchio tendone di Piedirosso e qualche ulivo. Da lì prende vita Gaia Azienda Agricola.

Oggi quell’intuizione è una realtà di 2,5 ettari che intreccia vino, ortaggi, ulivi e biodiversità. Nel Parco Nazionale del Vesuvio ogni scelta è guidata da regole rigorose, che Giulia affronta come un’opportunità: «Lavorare qui significa rispettare la natura, il paesaggio e l’identità profonda di questo luogo». Il vigneto conserva così la sua impostazione tradizionale, integrato con cultivar autoctone e varietà storiche. Dalle albicocche nascono le confetture, dai pomodori le conserve, gli ulivi danno un olio EVO straordinario, mentre il vino viene prodotto in un perfetto equilibrio agroecologico e culturale.
Il percorso non è stato privo di ostacoli: la pandemia, il furto delle uve nel 2024 e la perdita dello zio avrebbero potuto fermare il sogno. Invece lo hanno rafforzato. Nel 2025 è arrivata la prima etichetta di Rosso di Marte, dal vigneto originario di Piedirosso, mentre il 2026 segna la prima vendemmia di Caprettone in purezza. Intanto l’azienda ha aperto le porte agli appassionati con degustazioni ed esperienze sartoriali, grazie ai prodotti aziendali e alla cucina di casa.
I progetti per il futuro continuano: un impianto di Syrah ad alberello su terreno scosceso, nuovi ulivi e poi un frantoio e una cantina ricavata in un antico cellaio vesuviano – per completare la filiera e crescere ulteriormente.
Se si chiede a Giulia cosa le abbia lasciato il Corso AIS, la risposta va oltre la tecnica: le ha donato la visione e gli strumenti per trasformare una passione profonda in un mestiere, proprio mentre cercava la sua strada. La storia di Giulia e di Gaia racconta la rinascita di un territorio interpretato con uno sguardo nuovo, che dal passato si proietta nel futuro, attraverso la vita e la dedizione di questa giovane e coraggiosa donna, insieme alla sua famiglia. Come conclude Giulia: «Oggi la vera innovazione è proprio questa: tornare alle origini per rinnovarle».

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