Pingus: il naufragio, il mito

25 Mar 2024 | News, newsletter

di Stefano Sarasso
Il 24 novembre del 1997 la MSC CARLA, una nave container lunga 289 mt e a pieno carico diretta a Boston, si trovò ad affrontare una tempesta con onde alte oltre 10 metri al largo delle Isole Azzorre. Intorno alle 18.30, la MSC CARLA incontrò due onde ripide molto grandi. Mentre la nave stava risalendo la prima onda, il comandante notò che la luce a prua non era dove si sarebbe aspettato rispetto al resto della nave. Si udì un forte rumore. Mentre la nave saliva sulla seconda ondata, la prua si separò dalla sezione centrale. Galleggiò per cinque giorni prima di affondare. La poppa venne rimorchiata alle Isole Canarie per poi essere demolita (fonte: Ship Structure Committee: Case Study: CarlaMSC).
Da allora sul fondo dell’Oceano giace anche un piccolo tesoro: si tratta delle 75 casse (circa un quarto della produzione totale) di Pingus 1995, prima annata prodotta del gioiello della Ribera del Duero, creatura del visionario enologo danese Peter Sisseck.   We never considered trying to recover the wine because of the expense,” ha più volte dichiarato Sisseck, ma la circostanza seppur drammatica ha portato risvolti davvero fortunati per questo vino, la cui improvvisa scarsità ne ha fatto immediatamente più che raddoppiare in modo compulsivo il valore di mercato. Il vino castigliano, già impreziosito dalle lusinghiere recensioni della più autorevole critica di settore, da quel momento in poi si è affermato come uno dei maggiori ‘’profitable wine’’ del mercato enologico.
Peter Sisseck, ingegnere ed enologo di formazione bordolese, nel 1990 riceve l’incarico di manager presso Hacienda Monasterio nella Ribera del Duero. Nel 1995, la sconfinata ammirazione per quelle vecchie viti nodose mai trattate con pesticidi che appaiono sparse nel paesaggio, lo spinge a fondare Dominio de Pingus.

Il Ribera del Duero Pingus nasce da cinque appezzamenti di agricoltura biologica (dal 2001 anche biodinamica) a La Horra. Il vigneto più anziano è stato impiantato nel 1929 e la sua resa non supera mai i 12 hl/ha. Il terreno è ghiaioso-argilloso su matrice calcarea che insieme all’elevata altitudine (800 metri) dona ai vini una netta sensazione di freschezza, eleganza e mineralità. I 4,5 ettari di vigneti sono ben drenati ma trattengono anche l’acqua, il che è essenziale, poiché le viti sono allevate nell’ambiente asciutto della Meseta centrale. Le uve Tinto fino (tempranillo) vengono raccolte ad elevata maturazione e per una parte vinificate a grappolo intero. Sebbene il livello alcolico finale possa essere molto elevato, questo elemento non è ritenuto così rilevante grazie al naturale equilibrio del vino. Una lunga fermentazione ad opera di lieviti spontanei si svolge in contenitori di legno aperti. Il vino viene trasferito in botti di rovere nuove per la fermentazione malolattica ed è lì che rimane per 18 mesi prima di essere imbottigliato senza chiarifica o filtrazione. Dal 2011 il vino viene maturato solo in botti vecchie.
La grande attenzione dell’enologo danese verso il recupero di antichi vigneti ancora produttivi per creare uno dei vini più ricercati di Spagna e del mondo ha risvegliato un fermento e un orgoglio in questa terra come non si percepiva dai tempi in cui Valladolid era capitale della Spagna asburgica. A coronare questo legame dal 2006 Peter Sisseck ha attivato una collaborazione con piccoli coltivatori locali per insegnare loro i fondamenti della viticoltura biologica e biodinamica e come nome del progetto è stata scelta la lettera greca Ψ (“Psi”).  

 

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